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Gilles Ivain, "Formulario per un nuovo urbanismo"

Gilles Ivain, "Formulario per un nuovo urbanismo"

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Published by Maldoror Press
Il testo seminale della psicogeografia e dell'urbanismo unitario situazionista, scritto dal lettrista Ivain Chtcheglov nel 1953. Prima versione italiana integrale. Introduz. di Leonardo Lippolis. Illustrazioni e postfazione di Kalashnikov Collective.
Il testo seminale della psicogeografia e dell'urbanismo unitario situazionista, scritto dal lettrista Ivain Chtcheglov nel 1953. Prima versione italiana integrale. Introduz. di Leonardo Lippolis. Illustrazioni e postfazione di Kalashnikov Collective.

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08/07/2013

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Leonardo LippolisIl Formulario per un nuovo urbanismo
“La negazione nei bar non sarà lo sbocco delle nosre vie [...] Dobbiamo promuovere un’in-surrezione che ci riguardi, esimoniare un’idea di felicià anche se l’abbiamo conosciua per-dene, perché su di essa dovrà anziuto allinearsi ogni programma rivoluzionario”.Chcheglov irruppe sulla scena a promuovere quell’insurrezione, a suggerire una nuova ideadi felicià, e lo fece camminando ancor prima che scrivendo. Deambulando incessanemeneper Parigi in quell’esae del 1953 fino a scoprire nel cuore del Quariere laino un inero con-inene (il
Coninene Conrescarpe
), le cui “passioni dominani erano il gioco, l’aeismo el’oblio”, egli “invenava” la
deriva
 , un’atiudine all’esplorazione e allo spaesameno che, inun mondo che cadeva sempre più soto la cappa soffocane della noia e della ripeizione, rac-chiudeva il senso della liberà nell’incoraggiare associazioni inedie, passioni proibie, in-conri imprevisi e curiosià sopie. Conemporaneamene un “cabilo illeterao” inconraonei bar suggerì ai letrisi la definizione di
 psicogeografia
per quella nuova geografia soggetivaed emoiva. La
deriva
e la
 psicogeografia
annunciavano che la forma della cità riflete gli ordinidella socieà dominane deerminando i comporameni, e che il superameno dell’are e larealizzazione delle sue promesse di felicià implicavano una reinvenzione passionale del-l’esperienza quoidiana.L’Inernaionale letrise adota il eso di Chcheglov nell’otobre 1953 e prevede di pubbli-carlo nel quaro bolletino omonimo del gruppo, che però non vedrà mai la luce, sosiuioda un volanino che riproduce la foografia di Debord, Chcheglov sesso e Dahou che cam-minano per srada commenaa dalla scrita “La guerra della liberà va condota con collera”;conemporaneamene, nel setembre 1953, Debord scrive un eso che rimarrà inedio, dal i-olo
 Manifeso per una cosruzione di siuazioni
 , che di fato anicipa di cinque anni la eoria chesarà alla base della fondazione dell’Inernaionale siuaionnise.Il eso è oalmene impregnao delle eorie di Chcheglov e esimonia la svola dell’Iner-naionale letrise, che ora è convina di aver rovao il passaggio a nord-oves nella ricercadella nuova via rivoluzionaria; da quel momeno il gruppo si risrutura e comincia a pub- blicare un bolletino ad uscie regolari,
Polach
 , che nelle dichiarazioni d'ineni del primonumero si pone l’obietivo di “fondare una nuova civilà”.Siamo alla meà del 1954 e l'avvenura di Chcheglov nell’Inernaionale letrise si iner-rompe bruscamene, per dissidi insanabili con Debord; poco dopo, in conseguenza di alcunemanifesazioni di violenza e delirio nei bar del Quariere laino finirà in una srutura psi-chiarica dove rimarrà inernao per anni, ano che se ne perderanno le racce. (Solo nel 1963
4
 
Leonardo LippolisIl Formulario per un nuovo urbanismo
Debord sesso rienrerà in conato con lui per via episolare, riprendendo a discuere delleinuizioni di allora, e Chcheglov dimosrerà di non aver dimenicao).Nonosane l’improvvisa scomparsa dalla scena del suo esensore, la via racciaa dal
For-mulario
rimarrà ricca di prospetive. Se gli aricoli di
Polach
spaziavano sui vari aspeti del-l’atualià e della modernizzazione neocapialisa, il focus praico-eorico del gruppo verevasempre sulla
deriva
 , sulla
 psicogeografia
e sulla criica archietonica e urbanisica. La “nuovavia” proposa dal neocapialismo di quegli anni prevedeva infati una razionalizzazionedella cità il cui senso non sfuggiva ai letrisi: i cenri urbani dovevano essere depurai dellapopolazione comune per divenare il cuore della macchina economica (banche, uffici, isiu-zioni), e la popolazione sessa andava deporaa in periferia, in quarieri di nuova concezioneche avevano un prooipo preciso: l’unià di abiazione che l’archieto più celebrao del No-veceno, Le Corbusier, sava compleando a Marsiglia proprio menre Chcheglov scrivevail
Formulario
. Si ratava di un enorme edificio, una cità vericale - una “macchina per abi-are”, come la chiamava Le Corbusier nella sua rise anropologia meccanicisica - desinaaad ospiare olre 1500 persone e finalizzaa ad uccidere le srade e i vecchi quarieri. Cosa sa-rebbero divenai quesi edifici e i nuovi quarieri Chcheglov l’aveva già capio allora,quando il modello non era ancora compleo:“Un progeto di Le Corbusier è l’unica immagine che evoca in me l’idea di un suicidio im-mediao. Sparirebbe per colpa sua ciò che resa della gioia. E dell’amore – della passione –della liberà”.Dalla lezione di Chcheglov l’Inernaionale letrise comprese che, negli inconri che ci nega,nei panorami a cui ci abiua e nei percorsi obbligai a cui ci cosringe, la cità si poneva inquegli anni al cenro del programma di un nuovo ordine oaliario:“Eccolo, appuno, il programma: la via definiivamene frammenaa in isolai chiusi, in so-cieà sorvegliae; la fine delle possibilià di insurrezione e di inconri; la rassegnazione auo-maica” (
Polach
 , n°5, luglio 1954).Come deto, il
Formulario
non viene pubblicao nel bolletino dell’Inernaionale letrise inquel 1953, ma apparirà cinque anni dopo sul primo numero dell’
Inernaionale siuaionnise
nel giugno 1958, con qualche brano in meno rispeto alla versione originale (quella qui ri-prodota).Sono cambiae ane cose in quegli anni: dell’Inernaionale letrise originaria sono rimasisolo Guy Debord e Gil Wolman, ma ani alri si erano unii e alri ancora si avvicenderanno
5
 
Leonardo LippolisIl Formulario per un nuovo urbanismo
negli anni successivi in una sora di invisibile insurrezione di personaggi di varia prove-nienza ed esrazione che sconvolse la soria del progeto rivoluzionario del XX secolo.Il
Formulario
di Chcheglov apriva dunque quella srada perché, come ricorderà Debord almomeno del suo scioglimeno, nel 1972, l'Inernaionale siuaionnise era naa con il pro-geto di “almeno cosruire delle cità, l‘ambiene favorevole all’illimiao dispiegarsi di nuovepassioni”.Per i siuazionisi alla fine degli anni Cinquana la lota per la rivoluzione si giocava sulcampo della culura, della criica della via quoidiana, dell’uso dello spazio-empo colletivo:l’
homo ludens
 , ovvero una comunià umana che fosse in grado di rifondarsi sulla
via aciva
 ,sul gioco e sull'ozio, doveva conrapporsi e soppianare l’
homo economicus
 , ovvero gli indivi-dui aomizzai che vedono asservia la propria esisenza al dover essere del capialismo chelo sesso Le Corbusier (nella
Cara d’Aene
) aveva fissao nelle quatro funzioni del lavorare-consumare-abiare-circolare. E quesa bataglia per un “oale cambiameno di rota dellospirio” si combateva sul filo di una
 propaganda inensiva
e concrea, da diffondere nei luoghidel vivere comune, a favore di un’idea di felicià compleamene nuova: “[...] la messa in evi-denza dei desideri dimenicai e la creazione di desideri compleamene nuovi”, come dicevaChcheglov.Il capialismo sava esendendo la propria mefiica colre uiliaria su ute le sfere della via,colonizzando l’esperienza e l’immaginario colletivi sul empo e sullo spazio della merce.Tuti i prodoti del consumismo degli anni Cinquana, dall’auomobile alla elevisione, eranoaccomunai dalla endenza ad isolare, separare, alienare. La resisenza e il conratacco do-vevano avvenire sullo sesso campo: se la malatia menale che sava invadendo il pianeaera la
banalizzazione
 , occorreva riappassionare la via, reincanare il mondo.Le vecchie cità degli anni Cinquana manenevano ancora dei rati a caratere popolare,zone franche di vialià e socialià; esisevano ancora quarieri con relazioni di solidarieà eforme di via condivise, anieconomiche; l’
esperienza prolearia
– per dirla con alcuni amicidei siuazionisi - era insomma ancora viva e il capialismo sapeva di avere la necessià diesirparla in modo bruale e rapido per compleare la propria rasformazione; le comuniàandavano smembrae, gli individui separai e isolai affinché il dover essere dell’
homo econo-micus
risulasse l’unico orizzone possibile. L’urbanisica era la disciplina poliziesca per rea-lizzare uto ciò.Le Corbusier aveva deto già negli anni Veni che bisognava “abolire la srada”; negli anniCinquana-Sessana ques’obietivo si poneva al cenro dell’agenda del dominio, e la
 psico-
6
 
Leonardo LippolisIl Formulario per un nuovo urbanismo
 geografia
si riformulava in
criica dell’urbanisica
per permetere di racciare i confini ra le zoneurbane ancora viali e quelle già more, serilizzae.Il fascino della proposa di Chcheglov che rimaneva atuale nella prima pare dell’ativiàdei siuazionisi era l’idea che la cosruzione di un mondo rinnovao non dovesse parire dauna nuova forma di archietura, inesa come ecnica cosrutiva, ma da un inedio senimenodel empo e dello spazio; rompere le abiudini, i condizionameni della via quoidiana; esplo-rare i quarieri per vedere che effeto fanno sui nosri senimeni, frequenare gli spazi pub- blici dove gli inconri sono possibili: in atesa di poer cosruire le “cità del sogno”, bisognavanel fratempo sravolgere ed appassionare quelle esiseni.Per lunghi anni i siuazionisi lotarono così per dimosrare concreamene che “l’idea bor-ghese di felicià” era leale, che il capialismo sava baratando “la garanzia di non morirepiù di fame con la cerezza di morire di noia”, come scrissero un anno prima dell’esplosionedel maggio ‘68, riproponendo la quesione già posa quindici anni prima da Chcheglovquando aveva sotolineao che “ra l’amore e lo svuoa-rifiui auomaico la giovenù di utii paesi ha scelo e preferisce lo svuoa-rifiui”.All'inizio degli anni Sessana, dopo qualche enaivo fallio di cosruzione di ambieni ecità, i siuazionisi si resero cono che il condizionameno del poere correva roppo veloceper i empi di un progeto simile. Da quel momeno si dedicarono all’analisi spieaa di quellache Debord chiamerà la “socieà dello spetacolo”, per offrire alle persone le armi della criicacon cui comprendere e insorgere conro l’inero sisema economico, sociale e poliico del mo-derno capialismo. Da quella analisi, di cui oggi uti celebrano la lucidià e la lungimiranza,verranno le scinille per le barricae del maggio francese e ano alro.Se le cità sperimenali immaginae da Chcheglov appaiono ai nosri occhi odierni un’uopiaradicale, se la previsione di Debord che “un giorno, si cosruiranno cità per lasciarsi andarealla deriva” sembra ormai un sogno lonano e ingenuo, utavia la provocazione del
Formu-lario
di Chcheglov rimane ancora originale e ricca di cose da dirci.A Chcheglov va riconosciuo almeno il merio di aver ricordao e rivendicao una delle pas-sioni più profonde quano sotovaluae dell’essere umano, quella voglia di “
 giocare
con l’ar-chietura, il empo e lo spazio” di cui una via finalmene più libera non porà fare a meno.
7
 
Gilles IvainF
ORMULARIO PER UN NUOVO URBANISMO
Sire, io sono di un alro paese
 
In cità, senza più empio del sole, noi ci annoiamo. Tra le gambe delle passani i dadaisiavrebbero voluo rovare una chiave a sella e i surrealisi una coppa di crisallo, uto quesoè perduo. Sappiamo leggere sui voli ogni promessa, ulimo sadio della morfologia. La poe-sia dei manifesi è duraa ven’anni. Ci annoiamo in cità, bisogna faicare molo per scoprireancora dei miseri sui carelli della pubblica via, ulimo sadio dell’umorismo e della poesia:
Bagni-docce dei Pariarchi Macchine riacarneZoo Nore-DameFarmacia degli Spor Alimenari dei MaririCemeno raslucidoSegheria Mani d’oroCenro di recupero funzionale Ambulanza San’AnnaCaffè Quina sradaVia dei Volonari ProlungaaPensione familiare nel giardino Albergo degli SranieriVia Selvaggia
E la piscina di via delle Ragazzine. E il commissariao di via dell’Appunameno. La clinicamedico-chirurgica e l’ufficio di collocameno del lungofiume degli Orefici. I Fiori Arificiali
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Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
di via del Sole. L’albergo delle Canine del Casello, il bar dell’Oceano e il caffè del Va e Vieni.L’albergo dell’Epoca.E la srana saua del Dotor Philippe Pinel, benefatore dei pazzi, che agonizza nelle ulimesere esive. Esplorare Parigi.E u, smemoraa, con i ricordi sconvoli da ute le cosernazioni del mappamondo, una volafinia alle Canine Rosse di Pali-Kao, senza musica e senza geografia, non pari più verso l’-hacienda
dove le radici pensano al bambino e il vino divena favole di calendario
. Adesso i giochison fati. L’hacienda, u non la vedrai. Non esise.
Bisogna cosruire l’hacienda.
Tute le cità sono geologiche e non si fanno quatro passi senza incrociare dei fanasmi, ar-mai di uto il presigio delle loro leggende. Noi ci evolviamo in un paesaggio
chiuso
i cuipuni di riferimeno ci riporano coninuamene al passao. Alcuni angoli
mobili
 , alcune pro-spetive
di fuga
ci permetono d’inravedere concezioni originali dello spazio, ma quesa vi-sione rimane frammenaria. Bisogna cercarla nei luoghi magici dei racconi popolari e degliscriti surrealisi: caselli, mura inerminabili, piccoli bar dimenicai, caverna del mammu,specchi dei casinò.Quese immagini desuee conservano un piccolo poere di caalisi, ma è quasi impossibileimpiegarle in un
urbanismo simbolico
senza ringiovanirle, caricandole di nuovo senso. C’eradel buono nei cavalli nai dal mare, nei nani gialli del desino, ma essi non sono affato adatialle esigenze della via moderna. Siamo nel venesimo secolo, benché qualcuno possa dubi-arne. Il nosro spazio menale popolao di vecchie immagini-chiave è rimaso molo indierorispeto alle macchine più avanzae. I vari enaivi per inegrare la scienza moderna in nuovimii resano insufficieni. L’Asrato ha invaso poi ute le ari, in paricolare l’odierna archi-etura. Il fato plasico allo sao puro, senza aneddoo ma inanimao, riposa l’occhio e loraffredda. Alrove si hanno ancora delle bellezze frammenarie, ma sempre più lonana è laerra delle sinesi promesse. Ognuno esia ra il passao che rivive nell’affeto e l’avvenire giàmoro nel presene.Noi non prolungheremo le civilà meccaniche e l’archietura che porano solo a passaempiannoiai.Ci proponiamo d’invenare nuovi scenari mobili.* * *
10
 
Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
Noi lasciamo a Le Corbusier il suo sile, così adato a fabbriche ed ospedali, come pure alleprigioni del fuuro: in fondo non cosruisce già delle chiese? Non so quale risenimeno abiaques’individuo – bruto di viso e ripugnane nelle sue concezioni del mondo – per volerschiacciare l’uomo soto ignobili masse di cemeno armao, quesa nobile maeria che do-vrebbe consenire un’aricolazione aerea dello spazio, superiore al goico fiammeggiane. Ilsuo poere di rincreinimeno è immenso. Un progeto di Le Corbusier è l’unica immagineche evoca in me l’idea di un suicidio immediao. Sparirebbe per colpa sua ciò che resa dellagioia. E dell’amore – della passione – della liberà.* * *L’oscurià indiereggia davani all’illuminazione e le sagioni davani a sanze con l’aria con-dizionaa: la note e l’esae perdono il loro fascino, e l’alba sparisce. L’uomo delle cità pensadi allonanarsi dalla realà cosmica e per queso non sogna più. Il moivo è evidene: il sognonasce all’inerno della realà e si realizza in essa.L’ulimo sadio della ecnica permete il conato permanene ra l’individuo e la realà co-smica, eliminandone i disagi. Il soffito di vero lascia vedere le selle e la pioggia. La casamobile ruoa insieme al sole. Le sue parei scorrevoli permetono alla vegeazione d’invaderela via. Monaa su roaie, di matina può avanzare fino al mare, per rienrare di sera nellaforesa.L’archietura è il mezzo più semplice per
aricolare
il empo e lo spazio, per
modulare
la realà,per far sognare. Non si rata solano di aricolazione e modulazione plasiche, espressionedi una bellezza passeggera. Ma di una modulazione influenzale, che si inscrive nella curvaeerna dei desideri umani e dei progressi nella realizzazione di ali desideri.L’archietura di domani sarà dunque un mezzo per modificare le atuali concezioni delempo e dello spazio. Sarà un mezzo di
conoscenza
e un mezzo di
azione
.Il complesso archietonico sarà modificabile. Il suo aspeto varierà, in pare o del uto, a se-conda della volonà dei suoi abiani.* * *Si può parlare di nuova archietura solano se essa esprime una nuova civilà (è chiaro che
11
 
Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
non c’è né civilà né archietura da diversi secoli, ma solano delle esperienze in gran parefallie: si può parlare di archietura goica, ma non esise archietura marxisa o capialisa, benché i due sisemi rivelino endenze simili e scopi comuni.Ognuno ha il dirito di chiederci su quale schema di civilà vogliamo fondare un’archietura.Ricordo rapidamene i puni di parenza di una civilà:- una nuova concezione dello spazio (cosmogonia religiosa o no);- una nuova concezione del empo (numerazione a parire da zero, diversi
modi
di scorri-meno del empo);- una nuova concezione dei comporameni (morale, sociologia, poliica, dirito. L’economiaè solo una pare delle leggi del comporameno che consenono una civilà).Le colletivià del passao offrivano alle masse una verià assolua e degli esempi miici indi-scuibili. L’inroduzione della nozione di
relaivià
nello spirio moderno permete di imma-ginare il lao
SPERIMENTALE
della prossima civilà, benché la parola non mi soddisfi. Diciamopiù flessibile, più “diverio”. (Per molo empo si è creduo che i paesi marxisi fossero suquesa srada. Oggi è chiaro che il loro enaivo ha seguio la vecchia e solia evoluzione,giungendo in empi record all’indurimeno delle dotrine e a forme rigide di decadenza. Unrinnovameno è forse ancora possibile, ma la quesione non verrà rataa qui.)Sulla base di una ale civilà mobile, l’archietura sarà – almeno agli esordi – un mezzo disperimenazione dei mille modi per modificare la via, in visa di una sinesi che può resaresolo leggendaria.* * *Una malatia menale ha invaso il pianea: la banalizzazione. Tuti sono ipnoizzai dalla pro-duzione e dal comfor – fognaure, ascensori, sanze da bagno, lavarici.Queso sao di fato, che ha avuo origine dalla proesa conro la miseria, supera il suo lon-ano fine – la liberazione dell’uomo dalle preoccupazioni maeriali – per divenire nell’im-mediao un’immagine ossessionane. Tra l’amore e lo svuoa-rifiui auomaico la giovenùdi uti i paesi ha scelo e preferisce lo svuoa-rifiui. Un oale cambiameno di rota dellospirio diviene indispensabile, ramie la messa in evidenza dei desideri dimenicai e la crea-zione di desideri compleamene nuovi. E ramie una
 propaganda inensiva
in favore di quesidesideri.
12
 
Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
* * *Guy Debord ha già indicao nel bisogno di cosruire delle siuazioni uno dei desideri basilarisu cui sarà fondaa la prossima civilà. Queso bisogno di creazione assolua è sempre saosretamene legao al bisogno di
 giocare
con l’archietura, il empo e lo spazio. Non prendoa carico alra prova che la foglia del Palais de Paris, sparsa per srada. (Le manifesazionidell’inconscio colletivo corrispondono sempre alle affermazioni dei creaori).
IQUARTIERISCOMPARSI
I grandi avvenimeni
MUSICAD
EPOCAEFFETTIDILUCEPARIGIDINOTTEINTERAMENTEANIMATA
La core dei miracoli: impressionane ricosruzione su receno meri quadrai di un vecchioquariere medievale dalle case faisceni, abiae da ladruncoli, mendicani e prosiue, soto-messi al erribile re di Thune, che imparisce la giusizia dall’alo del suo barile.La orre di Nesle: la sinisra orre si saglia con la sua massa imponene conro il cielo cupo,dove corrono nuvole nere. La Senna sciaborda dolcemene. Una barca atracca. Due spadac-cini, nell’ombra, fanno la posa alla loro vitima.Ecc.Alri esempi di queso desiderio di cosruire siuazioni, ci vengono dal passao. CosìEdgar Poe e la sua soria dell’uomo che consacrava le proprie forune a sabilire pae-saggi. O la piura di Claude Lorrain. Moli suoi ammiraori non sanno a cosa ari- buire il fascino delle sue ele. Parlano della loro luce. È srana, in effei, ma non spiegala loro amosfera di invio
 perpeuo
al viaggio. Quesa amosfera è provocaa da uno
spazio archieonico inabiuale
. I palazzi sono allo sesso livello del mare, presenanodei giardini pensili “inuili”, la cui vegeazione spuna nei posi più insolii. L’incia-
13
 
Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
meno alla deriva è provocao dalla breve disanza ra le pore dei palazzi e i vascelli.Uno dei principali precursori dell'archietura reserà De Chirico. Egli si è ineressao ai pro- blemi delle assenze e delle presenze atraverso il empo e lo spazio.Si sa che un oggeto, che non viene noao coscienemene durane una prima
visia
 , provocacon la sua assenza, nel corso delle visie successive, un’impressione indefinibile: con una cor-rezione nel empo,
l’assenza dell’oggeto si fa presenza sensibile
. Meglio: pur resando general-mene indefinia, la qualià dell’impressione varia utavia a seconda della naura dell’oggetomancane e dell’imporanza che il visiaore gli accorda, andando dalla gioia serena allo spa-veno (poco ci impora che in queso caso preciso il veicolo dello sao d’animo sia la memoria.Ho scelo ques’esempio per la sua comodià.)Nella pitura di De Chirico (periodo delle arcae) uno
spazio vuoo
crea un
empo pieno
. È facilerappresenarsi il fuuro che riserveremo a ali archieti, e quale sarà la loro influenza sullefolle. Oggi possiamo solo disprezzare un secolo che relega simili
 progeti
in sediceni musei.Senza giungere fino al puno di offrire a De Chirico la libera disposizione di Piazza dellaConcordia e del suo obelisco, si sarebbe pouo affidargli l’appalo per la sisemazione diquei giardini che “ornano” diverse pore della capiale.Quesa visione nuova del empo e dello spazio, che sarà la base eorica delle cosruzioni fu-ure, non è ancora a puno e non lo sarà mai del uto finché non si sperimeneranno i com-porameni in cità riservae a ale scopo, in cui saranno riunii in modo sisemaico, olreagli sabili essenziali per un minimo di comfor e di sicurezza, anche edifici carichi di ungrande ed influene poere evocaivo, edifici simbolici raffigurani i desideri, le forze, gli av-venimeni passani, preseni e fuuri. Un allargameno razionale degli anichi sisemi reli-giosi, dei vecchi racconi e sopratuto della psicanalisi, a beneficio dell’archietura, si fa ognigiorno più urgene man mano che scompaiono le ragioni per appassionarsi.In un cero senso, ognuno abierà la sua “catedrale” personale. Ci saranno sanze che farannosognare meglio delle droghe e case dove ci si porà solo amare. Alre atireranno irresisibil-mene i viaggiaori...Si può paragonare queso progeto ai giardini cinesi e giapponesi in rompe-l’œil – con ladifferenza che quesi giardini non sono fati per viverci compleamene – oppure al labirinoridicolo del Jardin des Planes, all’ingresso del quale si può leggere, colmo dell’idiozia con-servarice, e con Arianna disoccupaa :
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Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
SONOVIETATIIGIOCHINELLABIRINTO
Una ale cità porebbe essere pensaa soto forma di un insieme arbirario di caselli, grote,laghi, ecc. Sarebbe lo sadio barocco dell’urbanismo considerao come uno srumeno di co-noscenza. Ma quesa fase eorica è già superaa. Sappiamo che si può cosruire un edificiomoderno nel quale non si riconoscerebbe affato un casello medievale, ma che conserverebbee moliplicherebbe il poere poeico del
Casello
(mediane la conservazione di un minimoindispensabile di linee, la rasposizione di cere alre, l’ubicazione delle aperure, la siua-zione opografica, ecc.)I quarieri di quesa cità porebbero corrispondere ai diversi senimeni caalogai che si in-conrano
 per caso
nella via correne.Quariere Bizzarro – Quariere Felice, riservao in paricolare alle abiazioni – Quariere No- bile e Tragico (per i bravi bambini) – Quariere Sorico (musei, scuole) – Quariere Uile (ospe-dale, magazzini per gli atrezzi) – Quariere Sinisro, ecc. E un
 Asrolario
che meta insiemele specie vegeali secondo le relazioni che presenano con il rimo sellare. Giardino Planeariocomparabile a quello che lasronomo Thomas propone di far cosruire a Vienna nella localiàchiamaa
Laaer Berg
. Indispensabile per dare agli abiani una coscienza cosmica. Forse ancheun Quariere della More, non per morirci ma per
viverci in pace
 , e qui penso al Messico e adun principio di crudelà nell’innocenza che mi divena ogni giorno più caro.Il Quariere Sinisro, ad esempio, sosiuirebbe in modo proficuo quei buchi, bocche degliinferi, che moli popoli possedevano un empo nelle loro capiali: essi simboleggiavano lepoenze malvagie della via. Il Quariere Sinisro non avrebbe alcun bisogno di rinuzzare ipericoli reali, come rappole, boole, mine. Sarebbe di difficile avvicinameno, decorao inmodo spavenevole (fischi srideni, campanelli d’allarme, sirene periodiche a cadenza irre-golare, sculure mosruose, oggeti mobili e meccanici a moore) e ano poco illuminao dinote, quano violenemene illuminao di giorno ramie un abuso dei fenomeni di riverbero.Al cenro, la “Piazza del Mobile Spavenoso”. La saurazione del mercao con un prodoto,provoca il ribasso di queso prodoto: il bambino, esplorando il Quariere Sinisro, impareràa non emere più le manifesazioni angosciani della via, ma a diverirsi grazie ad esse.L’ativià principale degli abiani sarà la
deriva continua
. Il cambio di paesaggio da un’ora
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Gilles IvainFormulario per un nuovo urbanismo
all’alra sarà responsabile di un compleo spaesameno.La coppia non rascorrerà più le noti presso la propria casa d’abiazione e ricevimeno, ra-gione
sociale
di banalizzazione abiuale. Le sanze dell’amore saranno disani dal cenro dellacità: si ricreerà in modo affato naurale, per i parner, la nozione di
eccenricià
 , in un luogomeno esposo alla luce, più celao, in modo da rirovare un clima di segreezza. Il percorsoopposo, la ricerca di un cenro del pensiero, deriverà dalla sessa ecnica.Più ardi, a causa dell’ineviabile usura dei gesi, quesa deriva lascerà in pare il dominiodel vissuo per quello della rappresenazione.
Noa: una pare di Sain-Germain-des-Prés, su cui nessuno ha ancora scrito, è saa il primo insieme funzionane su
scala sorica
a proposio di ques’eica della deriva. Quesa eggregora, occula finora,è la sola spiegazione per l’enorme influenza che
re isolai
hanno avuo sul mondo, e che si è cercaodi giusificare mediane i setori insufficieni della moda e della canzone, e più supidamene con le di-scuibili facilià della prosiuzione (e Pigalle allora?).Noi preciseremo nei libri fuuri ciò che, a Sain-Germain-des-Prés, fu la coincidenza ra i giorni e leloro
incidenze
(
Le Nouveau Nomadisme
di Henry de Béarn,
La Belle Jeunesse
di Guy Debord,ecc.). Se ne rarrà non solo una “eseica dei comporameni”, ma anche dei mezzi praici per fondarenuovi gruppi, e sopratuto una
fenomenologia
complea delle coppie, degli inconri e della duraa,alla quale si dedicheranno con profito maemaici e poei
.Infine, a coloro che porebbero obietare che un popolo non può vivere di derive, è inuile ri-cordare che ogni gruppo di personalià (sacerdoi o eroi) ha l’onere di rappresenare le en-denze da specialisi, in accordo con il doppio meccanismo della proiezione e dellaidenificazione. L’esperienza dimosra che una deriva sosiuisce vanaggiosamene unamessa: è più adata a far enrare in comunicazione con l’insieme delle energie, in modo dacaparle a beneficio della colletivià.L’obiezione economica non resise al primo colpo d’occhio. Sappiamo che più un luogo è ri-servao alla liberà del gioco, più influisce sul comporameno e maggiore è la sua forza d'atra-zione. Il presigio immenso di Monaco, di Las Vegas, ne è la prova. E Reno
[negli USA; NdT]
 ,caricaura dell’unione libera. Eppure non si rata che di semplici giochi a soldi. Quesa primacità sperimenale vivrebbe largamene di un urismo ollerao e conrollao. Le prossime ati-vià e produzioni d’avanguardia vi si concenrerebbero sponaneamene. In pochi anni diven-erebbe la capiale inelletuale del mondo, e sarebbe riconosciua ovunque come ale.
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Pep - Kalashnikov ColleciveGilles Ivain: lineameni di psicogeografia ani-isiuzionale
Gilles Ivain muove da un’inedia letura eseica del conceto di isiuzione, laddove pochianni dopo Franco Basaglia
1
comincerà a dischiudere un nuovo orizzone poliico atraversouna criica dell’isiuzione sviluppanesi dallo specifico psichiarico. È proprio l’esisenza diun correlao eseico del conceto di isiuzione, cioè di una modalià eseica dell’archieturache in al senso ne sancisca l’idenià sociale, ma anche ne amplifichi ed inveri l’effetualiàrelazionale, che Gilles Ivain sotolinea e pone in essere concetualmene, individuando nel-l’archietura del “Modulor”
2
e nella “macchina da abiare” delle eorie dell’archieto Le Cor- busier, la modalià archietonica che nel Noveceno si conrappone alla dimensionepsicogeografica e alla sua dinamica di deriva. È in paricolare Nicola Valenino
3
 , ra i mag-giori pensaori ani-isiuzionali conemporanei, ad aver messo a fuoco, parendo dalla sra-egica posizione soggetiva di chi è coinvolo nell’esperienza carcerizzane, come ladimensione isiuzionale rovi il suo veicolo nei disposiivi e come quesi ulimi atenganoessenzialmene alla dimensione spaziale, in quano modi di disporre gli ambieni e i soggetiad essi perineni: sviluppando quindi un ambio di ricerca, del quale Ivain è precorriore,che vede la modulazione archietonica dello spazio quale proagonisa dei processi di isi-uzionalizzazione. Ivain individua in Le Corbusier il perfeto archieto di carceri sulla basedella sua responsabilià progetuale nell’edificazione di chiese crisiane, manifesando una
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1.Psichiara, nao nel 1924 e spenosi nel 1980 , ra i promoori della legge 180/78 che deerminò in Ialia l’abolizione dei ma-nicomi, ebbe un ruolo cruciale, in collaborazione con la pensarice femminisa Franca Ongaro, nella criica delle isiuzionisia oali che ordinarie (si veda in paricolare il volume da lui curao
L’isiuzione negaa
 , Baldini & Casoldi Milano, 1998).2.Nell'archietura di Le Corbusier il Modulor, elaborao ra il 1942 e il 1948, è un sisema proporzionale fondao sullemisure dell’uomo, che l’archieto svizzero inese porre alla base dell’ativià archietonica sessa.3.Nicola Valenino, scritore e pensaore ani-isiuzionale, è ra i promoori del meodo della socioanalisi narraiva, in cuigli atori di varie isiuzioni sono chiamai a racconarsi onde cogliere i rappori analogici non palesi ra le loro differeniesperienze. Così significaivamene scrive:
“La meodologia della socioanalisi narraiva si basa su una eoria dell’analisi isiuzionaleche pone a suo fondameno la nozione di disposiivo relazionale oalizzane. Si inende per disposiivo il modo con cui sono disposi inuna relazione i suoi atori”
. (da
Isiuzioni pos-manicomiali
 , Sensibili alle foglie, Dogliani, 2005).
 
Pep - Kalashnikov ColleciveGilles Ivain: lineameni di psicogeografia ani-isiuzionale
limpida consapevolezza del rapporo analogico che lega ra loro le isiuzioni dell’esclusionesociale con quelle dell’inclusione (da leggersi, nel caso delle chiese, come inclusione disgiun-iva, che separa il fedele dal corpo sociale immetendolo nella comunià crisiana: ambigua-mene collusa con esso, e sruturane la sua idenià spiriuale sulla base di ale processo dicollusione): infine a Le Corbusier è riconosciuo l’inverameno eseico definiivo, ma anchecorrelaamene lo smascherameno, del caratere isiuzionale della chiesa, ale da assimilarlaal carcere così come, con ancor più pregnane analogia, al manicomio. È proprio Nicola Va-lenino, con Renao Curcio e Sefano Perelli (uti alla base della cooperaiva Sensibili alleFoglie), che, atraverso la modalià della socioanalisi narraiva, ha innescao la produzionedi risonanze di un’isiuzione nell’alra: dai lager agli ospizi, dalle scuole alle carceri, dai ma-nicomi ai luoghi di lavoro. Mancano utavia nella riflessione socioanaliica le chiese crisiane,evidenemene in ragione del loro uilizzo individuale ransiorio: che però non sfuggonoad Ivain, essendo quese ulime primariamene l’effeto di una rifrazione rans-isiuzionale,per cui le isiuzioni escludeni proietano larvaamene le proprie funzioni su di esse. Lachiesa e l’ospedale psichiarico cosiuiscono i due fulcri culurali l’una del vecchio crisia-nesimo, l’alro della religione erapeuica, messa definiivamene a fuoco da Thomas Szasz,di cui la psichiaria cosiuisce il perno nella sua oale idenificazione ra la malatia e la mo-dalià comporamenale diseica: ale (in quano inquinane in senso eico il conceto di ma-latia) da proietare in senso più ampio su ute le paologie riconosciue dalla medicina unasigmaizzazione eica e una culura della prassi erapeuica come virù morale. Lo Sao Te-rapeuico rova il proprio cardine nell’irrefuabilià della diagnosi da pare dei pazieni, igno-rando compleamene il fondamenale dirito, rivendicao da Szasz, di rifiuare di indossarel’habius diagnosico: non solo laddove esso sia inoggetivo (la “malatia menale”), ma ancheladdove nella sua oggetivià (la malatia fisica) esso implica ineviabilmene l’assunzione diuno specifico ruolo sociale di “malao”, quano meno all’inerno del processo erapeuico(ra i pochi ad averlo colo c’è Luis Buñuel che nel suo film “Il fanasma della liberà” metein scena un Jean Rochefor che, offeso, schiaffeggia il medico che gli ha diagnosicao un can-cro, andandosene indignao dal suo sudio e coninuando a vivere e comporarsi in modoperfetamene normale per il reso del film: scena che rivendica con forza sraordinaria il no-sro, possibile, negao e sovversivo, rapporo di liberà nei confroni dello Sao Terapeuico).Il crisianesimo, cosiuene l’anecedene della psichiaria, vive oggi in un rapporo di sud-dianza rispeto ad essa, nella necessià di pagare il proprio obolo alla religione di Sao chene sancisce i limii e il livelli di legitimià. Così infati recia la Cosiuzione Dogmaica del
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Pep - Kalashnikov ColleciveGilles Ivain: lineameni di psicogeografia ani-isiuzionale
Concilio Vaicano secondo, ato fondaivo del “moderno” crisianesimo catolico:
«La Sana Madre Chiesa, per fede aposolica, riiene sacri e canonici uti ineri i libri sia dell’Anico sia delNuovo Tesameno, con ute le loro pari, perché scriti per ispirazione dello Spirio Sano, hanno Dio per auore e come ali sono sai consegnai alla Chiesa. Per la composizione dei Libri Sacri, Dio scelsee si servì di uomini nel possesso delle loro facolà e capacià, affinché agendo Egli in essi e per loromezzo scrivessero come veri auori ute e solano quelle cose che Egli voleva fossero scrite»
 , am-metendo dunque, con il riferimeno difensivo alle facolà degli evangelisi, che nella mo-derna otica psichiarica simili libri non possono essere sai scriti che da dei malai di mene(e manifesando, a livello della propria anropologia religiosa, come la facolà profeica vengaormai addiritura pienamene subordinaa alla salue menale psichiaricamene inesa; d’al-ronde nel pur variao quadro dei miracoli crisiani va rilevaa la oale assenza di guarigionidalle “malatie menali”, di evidene e inesorabile perinenza della religione predominane,cosiuendone l’inviolabile cardine concetuale: di frone al quale la fanasicaa onnipoenzadel Dio nao in una salla frana miseramene, svelando la propria faale impoenza e insus-sisenza): a dimosrazione del fato che il crisianesimo vive nell’ambio di una concessione,in quano ale non propriamene fondaa, della psichiaria medesima, cosiuivamene orien-aa, come evidene, alla squalificazione paologizzane del crisianesimo sesso. Alretanosignificaivo è il rasferimeno di conenui dalla psichiaria al crisianesimo, che non di radocerca di innesare nella propria arcaica nozione di peccao le nuove caegorie psichiariche,commetendo utavia l’errore prospetico di non saper valuare quesa mossa quale anece-dene ineviabile della risoluzione dissoluiva del crisianesimo nella psichiaria: laddove èimpossibile il conrario, in un coneso in cui i rappori di forza sono sruturalmene a favoredello Sao Terapeuico. Così infati il monaco crisiano Enzo Bianchi, giudicao dai suoi se-guaci un maesro nella lota conro “le forze malefiche”
4
che assediano ossessivamene il cri-siano per uto l’arco della sua ormenaa esisenza, inducendolo a “peccare” serialmene :
«Sì, la enazione o è vina o si vince, erium non daur! Se infati ci si inratiene, anche solo psico-logicamene, con la suggesione, e si insaura con essa un dialogo, ecco che ale suggesione si ingi- ganisce fino a divenire una presenza assillane e ossessiva che ci domina e ci priva della liberàineriore. Queso, lo si noi en passan, è un momeno essenziale anche per una sana igiene della psiche;la depressione infati prende le mosse proprio da un pensiero fisso che ci avvince e lenamene ci oglie
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4.Cfr. E. Bianchi,
Cusodisci il uo cuore. La lota conro le enazioni
 , San Paolo,Cinisello Balsamo, 2012.
 
Pep - Kalashnikov ColleciveGilles Ivain: lineameni di psicogeografia ani-isiuzionale
la volonà di vivere»
 ,
5
in un quadro in cui il peccao è ineso, come oggi la “malatia menale”,quale
«forza insidiosa e aggressiva prona a impadronirsi dell’uomo, come una besia selvaggia acco-vacciaa che si prepara a balzare sulla preda»
 , sminuendo e degradando la liberà e la responsa- bilià dell’individuo, querulamene descrito,
6
in manifeso parallelismo con la srutura dipensiero della psichiaria, come eerna vitima delle proprie “pulsioni” (nella devasane pro-mozione della conseguene, deresponsabilizzane culura eica del vitimismo: al riguardosi veda il fondamenale moto crisiano “Lo spirio è fore, ma la carne è debole”, legitimane,piutoso che escusane come alcuni inerprei roppo otimisi hanno ineso, l’atuazionedei “peccai”). In al senso il manicomio e la chiesa si presenano come spazi dai disposiiviparalleli, in quano il primo include la seconda dissolvendola in sé (e conrapponendosi adessa, con il preciso obietivo di cancellare la religione concorrene, disconoscendola e occul-andola, nel conempo, in quano proprio, inespliciao, ascendene) e la seconda ha assunole caraterisiche del primo rasformando di fato il fedele in una modalià specifica e secon-daria dell’inernao manicomiale permanene, la cui redenzione, inveranesi ramie una se-quenza di comporameni auopuniivi, è ano spiriuale quano, secondariamene,erapeuica (è lo sesso Enzo Bianchi a pavenare:
«Ebbene, la lota conro le enazioni è duris-sima, ma senza di essa il crisiano si arrende alla menalià mondana, cede al male; egli comincia conil far convivere in sé ateggiameni religiosi e alienazioni idolariche, in una sora di schizofrenia spi-riuale, per poi giungere a svuoare del uto la fede»
 ,
7
evidenziando come il crisianesimo odiernoassorba irriflessamene nel suo linguaggio ormai incomprensibile i ermini confusi e sigma-izzani della psico-chiacchiera conemporanea). Non per caso diversi esponeni crisiani, inempi receni usano ciare Gesù Criso quale “medico dell’anima”, ermine che in una socieàerapeuica assume inesorabilmene ben specifiche valenze e risonanze, dando luogo ad unariformulazione in ermini medico-psichiarici del personaggio Gesù. Nicola Valenino hacolo come l’isiuzione preseni la necessià di delegitimare le modalià soggetive che laconesano: in al senso essa nauralmene innesa in sé la diagnosica psichiarica quale mo-dalià di squalificazione di quese ulime (in paricolare oggi, quando le modalià disciplinariradizionali risulano esauorae, menre lo è in misura assai minore la psichiaria, in quano
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5.E. Bianchi, op. ci.6.E. Bianchi, op. ci.7.E. Bianchi, op. ci.

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